hallowen…no grazie

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Hallowen???…ne faccio a meno di questa festa…perchè?…non mi appartiene…non è della mia terra e della mia tradizione…ma ahime stiamo importando feste dall’america perdendo le nostre usanze…ieri mi sembrava di vivere in America con i bambini che suonavano ai campanelli chiedendo “dolcetto o scherzetto”…

Beh per chi l’avesse dimenticato vi riporto le NOSTRE tradizioni e forse qualcuno di voi ricorderà profumi,sapori,sensazioni della sua terra…

A casa mia si festeggia il Giorno dei Morti in cui si ricordano i nostri cari con l’usanza (ormai scomparsa) di imbandire la tavola nella notte che precede il 1 novembre (se volete chiamatela notte di Hallowen…ma non è proprio così…) come se sti stesse organizzando una cena a cui però non ci si siede,la si lascia lì perchè la tradizione vuole che i nostri cari in questa notte tornino a casa a farci visita…la mattina dopo i bambini (almeno quelli della mia generazione) trovavano una calza piena di dolci che era stata lasciata da coloro che avevano partecipato a questo banchetto…e soprattutto il 1 novembre è la giornata in cui alzandoti puoi fare colazione con i PUPURAT (italianizzandolo diventano pupurati),dolci tipici a base di vin cotto,e vi garantisco che oltre ad essere buoni,la sera prima mentre le mamme li preperano per le case c’è un odore unico…l’odore della festa…

Beh queste sono le mie tradizioni e ci terrei a tenerle…a me ricordano l’infanzia,la mia terra, la mia cultura e spero che non si perdano…

Buon Hallowen se volete…o sentite a me mangiatevi un pupurat e altro che hallowen………

 

hallowen…no grazieultima modifica: 2008-11-01T19:51:00+01:00da ziogino76
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2 pensieri su “hallowen…no grazie

  1. Hallowe’en significa vigilia dei morti e in realtà è proprio la festa di cui parli tu

    La leggenda fa risalire ai primi cristiani, in cammino da un villaggio all’altro, elemosinando un pezzo di pane, l’origine della versione ancestrale italiana del “Dolcetto o scherzetto?” Il pane ottenuto dai pellegrini cristiani era detto “pane dell’anima” e più se ne riceveva, piu’ preghiere questa persona prometteva di recitare per i defunti della famiglia che aveva a lui donato il pane. Infatti a quei tempi si credeva che i defunti potessero giungere al Paradiso non solo attraverso la preghiera dei propri cari, ma anche degli sconosciuti.

    In Italia si diffuse quindi l’usanza della questua fatta da schiere di ragazzi o di contadini e artigiani che vanno di casa in casa cantando un’appropriata canzone; a Pettorano sul Gizio (Abruzzo) essa suonava così:
    “Ogge è lla feste de tutte li sande:
    Facete bbene a st’aneme penande…
    Se vvu bbene de core me le facete,nell’altre monne le retruverete”.

    Questa costumanza in Puglia si chiama senz’altro cercare “l’aneme de muerte” e si apriva con questa specie di breve serenata rivolta alla massaia:
    “Chemmare Tizie te venghe a cantà
    L’aneme de le muerte mò m’a da dà.
    Ah ueullà ali uellì
    Mittete la cammise e vien ad aprì.”
    La persona a cui è rivolta la canzone di questua si alzava, faceva entrare in casa la brigata ed offriva vino, castagne, taralli ed altro.
    E accanto alle questue, le strenne.
    In Sicilia non è la befana, ma sono le anime dei morti che, il 2 novembre, recano i doni ai bimbi, doni che vengono appunto chiamati “cose dei morti”.
    Per ottenerli, i bimbi recitano questa preghiera:
    “Armi santi, armi santi (= anime sante)
    Io sugnu unu e vuatri siti tanti: ( = io sono uno e Voi siete tante)
    Mentri sugnu ‘ntra stu munnu di guai
    Cosi di morti mittiminni assai”
    cose dei morti, cioè regali, mettetemene assai; s’intende nella scarpetta o nel cestello che i bimbi lasciano la sera appesa alla finestra o a capo del letto.
    E i morti scendono a schiere bianche e spettrali, entrano in chiesa, assistono alla prima messa, poi si dirigono alle loro case a ritrovare i loro cari. L’ingenua fantasia del popolo li vede.

    Bibliografia:
    Paolo Toschi, “Invito al folklore italiano”, Studium, Roma
    Laura Rangoni, Le fate, Xenia
    G. Pitré, “Spettacoli e feste”, Palermo 1881
    Carmela Maietta, brevi articoli su Halloween pubblicati da Vanity Fairy nei numeri del 25 ottobre e 1 novembre.

    🙂 Un bacio da una piccola streghetta che adora la festa di Hallowe’en perchè le ricorda la sua terra! 🙂

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